Qual è la verità sull’olio di palma?

Tutti ne parlano e tutti ne scrivono. È  impossibile navigare nel web senza incappare almeno una volta in un articolo che si proponga di aprire gli occhi sull’olio di palma. Perché?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza fra tutte le informazioni, più o meno vere, che ci investono ogni giorno.

L’olio di palma si ricava dalla polpa rossa del frutto della palma da olio ed è solido a temperatura ambiente.

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È composto per circa il 50% di acidi grassi saturi (quantità comunque limitata se paragonata a quella contenuta in altri oli vegetali tropicali, come l’olio di cocco, che ne è composto per il 90% circa) ricavato dalla polpa del frutto e olio di palmisto ricavato dai semi.

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Quando è grezzo è di colore rossastro e ricco di betacarotene (precursore della vitamina A), coenzima Q10 (una molecola biologica importante per il funzionamento del nostro organismo, presente nelle membrane cellulari e soprattutto nei mitocondri dove è coinvolto nella produzione di energia) e di vitamina E. Purtroppo, però, queste sostanze molto importanti per la salute dell’uomo vengono perse durante i processi di raffinazione che lo rendono bianco e liquido.

L’olio di palma è un elemento comune delle cucine dell’Africa tropicale, del sud-est Asiatico e di alcune zone del Brasile. Tuttavia, anche se in queste zone si sta incrementando la frequenza di malattie cardiovascolari nella popolazione, non ci sono evidenze che questo cambiamento sia davvero legato al consumo di olio di palma.

Il sempre crescente utilizzo di quest’olio nell’industria alimentare dei paesi occidentali è legato non a una questione di miglioramento della qualità dei prodotti, ma al risparmio dato dal prezzo dell’olio di palma, decisamente inferiore rispetto alle possibili alternative quali il burro, il lardo o altri oli vegetali.

La comunità scientifica si trova divisa sul fronte dell’olio di palma: alcuni ricercatori, principalmente da Malesia e Indonesia (i due maggiori produttori dell’olio), affermano che non sia dannoso per la salute ed evidenziano come esso sia, nella preparazione industriale di prodotti da forno, un’alternativa più sana rispetto ai grassi idrogenati .

Uno studio comparativo condotto in Australia nel 1995 ha mostrato che alla fine dell’esperimento i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue degli individui alimentati con una dieta a base di olio di palma e di quelli con una dieta a base di olio di oliva erano uguali.

Un altro studio malesiano (1991) condotto per comparare gli effetti di diete contenenti olio di palma, olio di semi di mais e olio di cocco ha mostrato che l’olio di cocco aveva alzato i livelli di colesterolo degli individui studiati di minimo il 10% mentre gli altri due oli lo avevano abbassato rispettivamente del 19% e del 36%.

Allo stesso tempo molti studiosi, supportati da un numero maggiore di ricerche, affermano, invece, che l’utilizzo dell’olio di palma sia correlato a possibili problemi cardiaci.

Ad esempio, uno studio condotto da ricercatori inglesi (1997) basato su 134 esperimenti anche su esseri umani, ha stabilito un collegamento tra l’incremento del livello di colesterolo nel sangue e l’acido palmizio, che compone il 44% dell’olio di palma.

Un’altra analisi, condotta nel 2011 in 23 paesi, ha dimostrato che per ogni chilogrammo di olio di palma aggiunto annualmente alla dieta coincide un incremento del tasso di mortalità per ischemia cardiaca. Quest’ultimo studio ha anche preso in considerazione gli altri grassi presenti nella dieta dei soggetti presi in esame (uno dei maggiori argomenti dei difensori dell’olio di palma è proprio che un tale incremento del colesterolo non possa essere attribuito ad un solo tipo di grasso), ma è risultato che gli effetti negativi dell’olio di palma persistono indipendentemente dalle altre tipologie di altri grassi consumate.

Quindi?

Sembra innegabile che, per quanto non sia certo la sostanza peggiore che introduciamo nel nostro organismo, sia preferibile limitarne il consumo giornaliero. Questo non solo per l’impatto sulla nostra salute, ma anche per il forte effetto negativo che ha sull’ambiente, tema di cui spesso ci si dimentica quando si discute l’argomento.

Insieme all’industria del legno, quella dell’olio di palma, infatti, è la maggiore responsabile della deforestazione nel sud-est asiatico. Solo tra il 2000 ed il 2012 l’Indonesia ha perso 6,02 milioni di ettari di foresta tropicale (60.000 chilometri quadrati), un’area grande all’incirca come la superficie dell’intera Irlanda.

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Questo, oltre a causare la perdita degli habitat naturali di animali quali i pongo (un genere di primati di cui fanno parte gli oranghi) e le tigri di Sumatra, ha anche reso l’Indonesia il terzo maggior responsabile dell’emissione di gas serra, subito dopo Stati Uniti e Cina. L’effetto serra, infatti, è un fenomeno determinato dall’eccessiva concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre e la deforestazione ne riduce enormemente la capacità di assorbimento naturale, accelerando il conseguente riscaldamento climatico.

Pur migliorando statisticamente la qualità della vita delle popolazioni residenti vicino alle piantagioni, offrendo lavoro e diminuendo la povertà, la deforestazione ha un impatto sulla natura che non possiamo ignorare. Alla diffusione di piantagioni di olio di palma si stanno opponendo, infatti, organizzazioni per l’ambiente quali Greenpeace e Friends of the Earth.

Per quanto sia ancora un argomento controverso, sembra proprio che gli svantaggi dell’utilizzo di olio di palma nell’industria alimentare superino di gran lunga i vantaggi. Sarebbe quindi consigliabile cercare di evitarne il più possibile il consumo, impresa comunque piuttosto ardua considerando che esso si trova nella grande maggioranza dei prodotti preconfezionati che compriamo ogni giorno. La soluzione più facile, nonché la più ovvia, è certamente cercare di preferire sempre prodotti da forno fatti in casa rispetto alle alternative industriali dei supermercati e, in mancanza di altre possibilità, consumarne quantità limitate (decisione saggia non solo in relazione all’olio di palma ma anche a tutte le altre sostanze dannose che contengono coloranti, conservanti ecc…).

Che ne pensate? Fateci sapere inviandoci i vostri commenti!

Gloria Cracolici e Lara Nerti

 

Per saperne di più:

http://www.greenpeace.org/international/en/news/features/palm-oil_cooking-the-climate/

http://green.blogs.nytimes.com/2012/05/01/a-grim-portrait-of-palm-oil-emissions/?_r=0

https://en.wikipedia.org/wiki/Palm_oil

http://www.cspinet.org/new/pdf/palm_oil_final_5-27-05.pdf

http://www.nutrizionistafinaldi.it/it/articoli-nutrizione/attivita-articoli/palma-palmisto-palmitico

http://www.who.int/dietphysicalactivity/media/en/gsfao_cmo_068.pdf

-http://alimentazionebambini.e-coop.it/stili-di-vita/grassi-tropicali-olio-di-palma-olio-di-palmisto-olio-di-cocco/

http://www.eufic.org/page/it/page/FAQ/faqid/question-answer-palm-oil/

 

 

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