La robotica

Il 4 Dicembre 2015 ci siamo recati presso i laboratori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università degli Studi di Parma dove abbiamo potuto intervistare Dario Lodi Rizzini, ricercatore nell’ambito robotico. Qui il Professor Rizzini ci ha mostrato un prototipo di manipolatore o “braccio robotico” dotato di sensori come il Microsoft KinectTM in grado di percepire oggetti sulla scena e alcuni droni usati a fini di ricerca e ci ha raccontato anche dei vari premi vinti dall’Università in competizioni annuali del settore.

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Al momento su cosa si basa la vostra ricerca e fin dove siete arrivati a livello pratico?

Uno degli ultimi progetti su cui abbiamo lavorato riguarda la navigazione e localizzazione di mezzi autonomi industriali come i carrelli automatici presenti nel magazzino di BarillaTM tramite sensori a tecnologia laser. Tali mezzi sono in grado di riconoscere percorsi e ostacoli e comportarsi di conseguenza. In più, attualmente stiamo partecipando ad un progetto di robotica sottomarina, dove collaboriamo come esperti di sistemi di visione di veicoli manipolatori per lavori subacquei.  

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

Uno degli ultimi progetti ha riguardato proprio la guida automatica, ma il nostro obiettivo oltre la ricerca in sé è quello di dare un contributo all’automazione in due modi, ossia indirettamente attraverso la formazione degli studenti che saranno gli sviluppatori di sistemi industriali di domani e direttamente contribuendo all’introduzione di dispositivi intelligenti e con un maggior grado di autonomia, che possano essere d’aiuto e non di sostituzione all’uomo. Altri laboratori nel mondo hanno, invece, una visione un po’ più “estrema” dell’automazione, come ad esempio i robot umanoidi ”geminoidi” sviluppati in Giappone, mentre noi puntiamo a dispositivi di assistenza nell’ambito industriale o addirittura anche psicologico, come in una delle ultime collaborazioni in cui abbiamo studiato l’utilizzo di robot dotati di un certo grado di intelligenza per creare un contatto con pazienti in terapia affetti da vari tipi di sindromi o disturbi.

Secondo lei questo continuo avanzamento tecnologico nella robotica che effetti avrà sull’uomo?

Al riguardo si possono dire sia cose positive che negative. Alcuni magazine del settore si sono posti il problema e hanno analizzato, ad esempio, la possibile riduzione di posti di lavoro in quanto i robot possono lavorare in ambienti difficili senza problemi. Ad esempio, i robot utilizzati in impianti di stoccaggio dello champagne a differenza degli operai possono muoversi anche in assenza di luce e operare senza rischiare di danneggiare il prodotto. Ci sono però anche aspetti positivi, ossia il fatto che l’automazione può aiutare l’uomo in lavori pericolosi e a rischio, come ad esempio quello del carrellista, evitando possibili incidenti anche mortali. Altri ambiti in cui si sta studiando l’uso dei robot sono l’assistenza agli anziani o la prevenzione di errori da parte dell’uomo anche nell’ambiente medico. Questo però può portare a problemi di tipo etico, in quanto in caso di incidente la colpa è dell’uomo o della macchina?

Quando si pensa alla robotica spesso si associa l’idea di intelligenza artificiale: lei cosa ne pensa?

La robotica è per sua natura multidisciplinare e si interseca con meccanica ed elettronica per lo sviluppo del “corpo” del robot, con il controllo per la pianificazione dei suoi movimenti, con le scienze umane per l’interazione con l’uomo, e certamente anche con l’informatica e l’Intelligenza Artificiale (I.A.) per agire e comportarsi in modo da simulare l’intelligenza. Tra i metodi di I.A. usati dai robot per l’apprendimento di tali comportamenti ci sono le rete neurali o gli algoritmi genetici e attraverso essi possiamo programmare comportamenti anche complessi, passando per processi più semplici. Un aspetto un po’ inquietante di questi metodi, però, è l’essere basati su una complessa organizzazione ed interazione interna dei dati (es. il valore dei pesi dei “neuroni” di una rete neurale ) che sfugge al controllo anche dello sviluppatore che ne fa uso. Un altro esempio è quello dei comportamenti emergenti dei robot, che non sono previsti dal programmatore, ma derivano dall’interazione dei comportamenti più semplici.

Vi abbiamo incuriosito?

Se volete saperne di più sulla robotica potete documentarvi qui:

http://rimlab.ce.unipr.it/Research.html

http://rimlab.ce.unipr.it/SickRobotDay2012.html

http://rimlab.ce.unipr.it/SickRobotDay2014.html

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Autori: Lorenzo Cantarelli, Leonardo Guglielmini, Andrea Mannarino e Gaia Sozzi

 

 

 

 

 

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