Amalia Ercoli Finzi, intervista alla “mamma italiana” di Rosetta

“Siate orgogliosi di essere italiani, orgogliosi di essere europei”

E’ stata la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, presso il Politecnico di Milano, ed è una delle principali protagoniste dell’avventura di Rosetta. Suo il progetto del trapano del lander Philae, il gioiello che con i suoi “denti” di diamante e i suoi piccoli forni di raccolta in platino ha il compito di studiare il nucleo della cometa 67/P.

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L’ obiettivo di questo strumento di trivellazione, detto SD2 (Sampler Drill&Distribution) è di scoprire se sulla cometa c’è traccia dei mattoni della vita, gli amminoacidi, e se dunque è da questi corpi celesti, come molti scienziati pensano, che è arrivata la vita sulla Terra.

Progettare e realizzare un trapano che debba operare su una cometa presuppone di riuscire ad immaginare le condizioni esatte che Philae avrebbe trovato una volta atterrato. Quali aspetti sono stati considerati? Com’è stato possibile prevedere queste condizioni?

Progettare questo strumento è stata un’impresa! Doveva cominciare a lavorare più di 10 anni dopo rispetto a quando era partito. È come se uno progettasse un elettrodomestico che incomincia a lavorare vent’anni dopo l’inizio della sua progettazione! Una cosa impensabile, ma soprattutto non avevamo la più pallida idea di quale fosse l’ambiente cometario, non c’erano indicazioni né sulla temperatura né sull’ambiente (per esempio, presenza di eruzioni di gas o altro) ma soprattutto non c’era nessuna indicazione sulla conformazione del terreno, sulla sua durezza, un’informazione cruciale dato che dovevamo penetrarvi. Quindi abbiamo cercato di ricreare le condizioni ambientali che avremmo trovato attraverso varie prove in una camera ghiacciata, partendo da quello che chiamiamo gasbeton, una specie di schiuma di cemento, fino a terreni anche molto più duri e variegati. La difficoltà è stata sostanzialmente, il dover tener conto delle temperature. Abbiamo un trapano che scorre lungo delle guide: l’importante era che queste guide mantenessero il loro allineamento perfetto anche in condizioni di temperature ignote (intorno a -150°) e di suolo ignote. La progettazione è stata un capolavoro di ingegneria tenuto conto anche del fatto che è stata realizzata sotto vincoli strettissimi di dimensioni e peso. Il trapano, i due motori adibiti al suo funzionamento, il meccanismo di raccolta dei campioni e il rivestimento esterno in fibra di carbonio non pesano insieme più di 5 kg . Contenere i pesi è stato tremendo!

Sappiamo che nonostante il grande successo della missione qualcosa è andato storto e Philae non ha funzionato come ci si aspettava. Può spiegarci cosa è successo e quali dati si è riusciti comunque a raccogliere fino a che il Lander è stato in grado di funzionare?

“Un enorme successo è stato, innanzitutto, trovare la cometa, che con le sue dimensioni (circa 4 km di lunghezza) era poco più che un granello di polvere nel sistema solare. Poi, ci siamo messi in orbita attorno alla cometa, siamo cioè riusciti ad avere una velocità assolutamente simile a quella della cometa in modo tale da poter viaggiare con lei verso il Sole. A questo punto abbiamo fatto un avvicinamento alla cometa con una serie di orbite che ci hanno portato sempre più vicino e quando siamo arrivati a circa 10 km dalla cometa abbiamo sganciato Philae e siamo scesi sulla cometa. Questo vuol dire che le operazioni sono state un successo strepitoso, anche se i razzi assist e gli arpioni adibiti ad ancorare il lander al terreno non hanno funzionato correttamente e il modulo, dopo l’impatto col suolo, a causa della gravità praticamente nulla, ha “rimbalzato” per circa 1 km e si è fermato in una specie di caverna dove, per via della scarsa illuminazione, le batterie non hanno potuto ricaricarsi. Comunque, nelle 60 ore di autonomia della batteria primaria abbiamo compiuto tutti gli esperimenti previsti per la F.S.S.(First Science Sequence), ovvero la prima sequenza di attività scientifica. Ora aspettiamo di avvicinarci al Sole, sperando che aumentino temperatura e illuminazione, per proseguire con la raccolta di informazioni.”

Che cosa vi aspettavate 10 anni fa al momento del lancio della missione?

“Come in ogni missione spaziale ci aspettavamo tutto e niente, perché è possibilissimo che qualcosa vada storto e la missione fallisca, è l’incognita della scoperta come in ogni esplorazione. Quello che volevamo e stiamo scoprendo sono le caratteristiche della cometa, come quelle termiche e magnetiche ad esempio, perché visto che la cometa è nata con il sistema solare, 4,6 miliardi di anni fa, ed è rimasta al freddo, ha conservato le sue caratteristiche, che sono anche quelle che avevano la Terra e i pianeti al momento della loro formazione. Noi vogliamo capire com’era il sistema solare all’origine e come è cambiato. Per esempio, si pensa che l’acqua dei mari possa essere stata portata dalle comete. L’acqua del mare contiene un isotopo dell’idrogeno, il deuterio, nella misura di 30 grammi per ogni metro cubo d’acqua. Vogliamo capire qual era la composizione isotopica all’inizio della storia del sistema solare e quindi confrontarla con quella degli oceani terrestri per vedere se è analoga. Vogliamo anche vedere in che misura troviamo presenza di composti organici.

Nei giorni successivi all’intervista è arrivata la risposta che si stava aspettando. Gli spettrometri a bordo della sonda hanno scoperto che la composizione isotopica dell’acqua che forma il ghiaccio della cometa è molto diversa da quella presente sul nostro pianeta, poiché le molecole di acqua hanno una percentuale tripla di deuterio rispetto ai mari della Terra, escludendo così le comete di questo tipo dai possibili traghettatori dell’acqua sul nostro pianeta.

Quali sono state le sue sensazioni al momento dell’atterraggio del lander?

Credo di aver perso qualche anno di vita! Il rischio di non riuscire a trovare la cometa ed atterrare era altissimo, perdersi nel sistema solare non era solo una cosa possibile ma, statisticamente, sarebbe dovuto accadere. Invece, non ci siamo persi! Siamo arrivati! La sera prima eravamo preoccupati perché era venuto fuori che gli assist, che servono ad ancorare il lander a terra, non avrebbero funzionato. Nonostante tutto è stato deciso di dare il go, perché tanto c’erano gli arpioni, anche se poi neanche questi hanno funzionato. Nonostante la preoccupazione e l’angoscia, non ci siamo persi, siamo arrivati sulla cometa. L’emozione è stata grandissima! Inoltre il trapano è stato messo in funzione verso la fine della potenza della batteria. I dati del trapano erano attesi intorno alle 10 e inizialmente sembravano non arrivare, ma poi, improvvisamente, alle 11:13, alla fine della batteria, sono infine arrivati. Questo momento è stato davvero una liberazione, ho pregato a lungo il Padre Eterno di darci una mano. Sono davvero contenta di aver potuto partecipare nella mia vita a una missione di questo tipo!

 

Silvia Barilli, Daniele Boschesi, Lorenzo Cantarelli, Leonardo Guglielmini, Marika Trucci

 

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