Rosetta: un successo che parla italiano

Dopo dieci anni di viaggio la sonda interplanetaria Rosetta è sbarcata sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un’impresa mai tentata prima, che ci darà importanti informazioni sulla natura delle comete e ci aiuterà a capire se siamo davvero figli delle stelle. E’ la prima volta che un congegno costruito dall’uomo scende sulla superficie di una cometa. Le immagini e i dati raccolti saranno preziosissimi per capire la struttura e la composizione del nucleo di questi misteriosi corpi del sistema solare. La sonda di Rosetta è composta da due parti, l’orbiter e il lander Philae: il primo orbita intorno alla cometa analizzandolo con vari strumenti, mentre il secondo è un piccolo lander munito di arpioni per fissarsi al suolo e un trapano che ha perforato e, speriamo, perforerà ancora la cometa per analizzarne il nucleo anche alcuni centimetri sotto la superficie. In questo momento Philae non è attivo ma con un po’ di fortuna trasmetterà importanti informazioni mentre prosegue la cometa il suo viaggio verso il Sole.

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Fonte immagine: http://sci.esa.int/rosetta/47366-fact-sheet/

Un importante contributo a questo grande trionfo europeo viene dall’Agenzia Spaziale Italiana, che ha finanziato 4 degli strumenti protagonisti della missione. Tra questi c’è GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator), strumento attraverso il quale possiamo studiare la dinamica delle polveri e della “coda” della cometa, che opera sotto la responsabilità di Alessandra Rotundi, professoressa all’Università Parthenope di Napoli.

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Fonte immagine: http://www.media.inaf.it/2011/12/13/rocce-spazialismarrite/

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con la prof.ssa, che ha risposto con grande passione alle nostre domande e soddisfatto le nostre curiosità.
Come è nata l’idea di Rosetta e per quale motivo si è scelto di intraprendere questa missione?

Si è scelto questo particolare tipo di missione perché studiando le comete si può andare lontano nello spazio e indietro nel tempo. Poiché questi corpi hanno “fotografato” la nascita della nebulosa protosolare essendo sempre rimaste ai margini del Sistema Solare, non si sono evoluti come gli altri pianeti. Come la Stele di Rosetta ci ha permesso di capire i geroglifici egizi, la sonda Rosetta ci aiuterà a decifrare il linguaggio delle comete e, speriamo, ci potrà dire se siamo davvero “figli delle stelle”.

Da dove proviene la cometa Churyumov-Gerasimenko?

La cometa è definita “gioviana” ovvero proviene da una famiglia di comete influenzate dall’attrazione di Giove. Sinceramente, non sappiamo di preciso da dove provenga esattamente, ma sappiamo dove si trova ora e scoprire la sua provenienza è appunto uno dei nostri obiettivi. Altro fattore di studio attuale sulla cometa è la sua formazione: essa, infatti, sembra aver avuto origine da due corpi più piccoli che nel tempo si sono uniti. Vogliamo cercare di capire se e come questi due corpi si sono uniti e da dove provenivano.

Perché è stata scelta proprio questa cometa? Come è stato possibile raggiungerla?

All’inizio del progetto l’obiettivo era un’altra cometa, ma era diverso anche il tipo di missione: il progetto iniziale prevedeva che lo spacecraft ritornasse sulla Terra, ma alla fine si è deciso per un approccio più semplice e una cometa non troppo attiva. Per quanto riguarda il viaggio abbiamo usato, anziché l’energia nucleare come la NASA, energia solare, catturata attraverso gli enormi pannelli dell’orbiter, e le spinte gravitazionali ottenute orbitando attorno vari corpi celesti. Tutto questo è stato possibile attraverso calcoli molto complessi della traiettoria.

La missione Rosetta è partita circa 10 anni fa. Il divario tecnologico tra allora e oggi ha creato problemi?

Il lavoro sugli strumenti utilizzati dalla sonda in realtà è partito ben 20 anni fa e quindi è stata una bella prova tecnologica: i sistemi sono enormemente all’avanguardia se si considera quando sono stati creati e inoltre tutti gli strumenti sono rimasti spenti per due anni, quindi non era detto che avrebbero funzionato. Ad esempio, lo strumento GIADA, ha impiegato poco più tempo del previsto ma alla fine il segnale di accensione ha funzionato correttamente.

Quali rischi ha corso Rosetta durante il viaggio e quali pericoli sta correndo tutt’ora?

I rischi c’erano giorno per giorno ma venivano continuamente tenuti sotto controllo. Abbiamo riscontrato problemi durante l’avvicinamento, un momento critico della missione è stato senz’altro il rilascio del lander Philae che poteva rimbalzare sulla superficie cometaria senza essere catturata dalla sua debole forza di gravità. In effetti, il lander non si è agganciato completamente alla cometa poiché i tre arpioni che avrebbero dovuto ancorarlo alla superficie del nucleo non sono fuoriusciti a causa di un malfunzionamento. Inoltre l’ambiente cometario è instabile e in continuo mutamento e le operazioni dell’obiter devono essere stabilite sempre con grande prudenza, ma al momento la situazione è stabile e va per il meglio.

Quali paesi hanno dato il loro contributo e qual è stato il ruolo dell’Italia?

I paesi che hanno contribuito maggiormente sono la Germania, l’Italia, la Francia, l’Inghilterra e la Spagna. L’Italia ha dato il suo maggior contributo nella creazione dei macchinari presenti a bordo del lander, tra i quali ricordiamo il driller SD-2, e nella realizzazione di due degli undici strumenti a bordo dell’orbiter, GIADA e VIRTIS e nella parziale produzione della camera di Rosetta, OSIRIS. Inoltre ricordiamo la presenza di numerosi scienziati e importanti membri dello staff italiano. Anche la NASA ha offerto il suo aiuto, ma l’apporto americano alla missione è stato davvero minimo.

Tutto considerato possiamo affermare che la missione Rosetta è stata un successo?

La missione non è ancora conclusa ma possiamo già definirla un successo: gli strumenti usati, sebbene progettati più di 20 anni fa, sono un grosso passo avanti in campo tecnologico, le informazioni ottenute saranno utilissime alla ricerca sull’origine del Sistema Solare e della vita sulla Terra. Inoltre questa missione ha aperto molte porte per l’Italia per quanto riguarda future missioni spaziali, poiché è stato richiesto il suo contributo ad altri importanti progetti, europei e non.

 

Silvia Barilli, Daniele Boschesi, Lorenzo Cantarelli, Leonardo Guglielmini, Marika Trucci

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